top of page
icons8-regno-unito-emoji-48.png

Note a margine

Letizia Brancato

Responsabile Orto Bistrot Naturasì Trastevere Nievo

Letizia Brancato - Note a margine dell'esposizione "Terrasìa"
ad Orto, 30 aprile 2026

Terrasìa - Promemoria dell’invisibile non è solo 

un concept, è un allestimento sensoriale, è un teatro delle rivelazioni. Le ricette non sono più solo cibo,

ma estensioni della narrazione fotografica di Ilaria Turini. Diventano frammenti commestibili di quel «fuori» che entra nel «dentro», superando il recinto, Garten,

per ricordarci che siamo parte del complesso vivente.

LOGO_DEF.jpg
naturasi_P364_.jpg

Letizia Brancato - Note a margine dell'esposizione "Terrasìa"
ad Orto, 23 aprile 2026

Terrasìa - Promemoria dell’invisibile non è solo 

un concept, è un allestimento sensoriale, è un teatro delle rivelazioni. Le ricette non sono più solo cibo,

ma estensioni della narrazione fotografica di Ilaria Turini. Diventano frammenti commestibili di quel «fuori» che entra nel «dentro», superando il recinto, Garten,

per ricordarci che siamo parte del complesso vivente.

LOGO_DEF.jpg
naturasi_P364_.jpg

Terrasìa: Il Gusto del Respiro

Il percorso gastronomico si offre come un’estensione sensoriale della mostra "Terra Respirante". Qui, il piatto non è un semplice supporto, ma un organismo vivo che ricorda e respira attraverso una struttura in tre atti — radice, forma, espirazione — che ricalca fedelmente il moto biologico della terra, evocando un legame profondo con l’elemento ancestrale: la terra non come semplice supporto, ma come organismo vivo che respira e ricorda.

Sono state elaborate tre proposte con l’intento di trasformare la scelta consapevole della materia prima in un’esperienza di conoscenza profonda: le erbe e i dualismi degli incontri precedenti si dissolvono qui in qualcosa di più sfumato. Dalla radice che sale (inspirazione), alla forma che abita il palato (sospensione), fino al sapore che permane come memoria (espirazione), il pasto diventa un rito di assimilazione. Non si consuma una cena, ma si partecipa a un ciclo vitale dove ogni fine è già il respiro di un nuovo inizio.

 

1. Il Respiro del Sottosuolo

Hummus di barbabietola e ceci, terra di pane di segale, noci tostate e germogli

Un piatto che esplora l’interiorità della terra. Il colore vibrante della barbabietola richiama la linfa vitale, mentre la croccantezza del pane di segale e delle noci simula la consistenza del suolo fertile. I germogli, in cima, rappresentano la vita che emerge verso la luce.

  • L'essenza: La memoria del seme che diventa nutrimento.

 

2. Memoria d’Oro e Radici

Orzotto funghi, latte di cocco, zenzero e curcuma

L’orzo, custode della memoria agricola, si fonde con i sentori umidi dei funghi. La curcuma dona il calore del sole e lo zenzero il respiro pungente delle radici, mentre il latte di cocco avvolge il tutto in un’armonia setosa e ancestrale.

  • L'essenza: Un percorso sensibile tra profumi sotterranei e calore dorato.

 

3. L’Invisibile nel Calore

Mela al forno con sciroppo d’acero e cannella adagiata su un letto di biscotto con riduzione di lamponi

Un dessert che lavora sull'invisibile: il profumo. La mela incontra la dolcezza dello sciroppo d'acero e la nota speziata della cannella, riposando su una base croccante di biscotto. La riduzione di lamponi apporta una nota selvaggia, richiamando i frutti del sottobosco.

  • L'essenza: Il respiro della terra che si fa vapore, rendendo percepibile l'invisibile attraverso l'olfatto.

Un Giardino Condiviso: L’incontro tra Orto Bistrot e Gart

 

In questo spazio, Orto Bistrot NaturaSì e l'associazione Gart-GardenArt Ops si fondono in un unico «giardino planetario». Se NaturaSì coltiva la consapevolezza attraverso il nutrimento biologico, Gart invita a guardare il mondo come un frammento condiviso di coscienza collettiva, dove non esiste gerarchia tra l'erba e l'albero.

 

È un invito a ridefinire il proprio posto nel cosmo: come la lumaca del logo storico Gart, portiamo il nostro centro interiore oltre i recinti dell’orto, unendo il «dentro» con il «fuori». In questo incontro tra arte, natura e cucina, il gesto di mangiare diventa un atto di cura, un cammino creativo in cui la bellezza non è solo nel piatto, ma nella simbiosi profonda tra l’uomo, la natura, l’esistenza. Affinché l’essere umano, come diceva Rilke, possa adattarsi al proprio cuore.



Letizia Brancato – Orto Bistrot NaturaSì

Il secondo giovedì di Terrasìa diventa un esperimento di sinestesia della vista e del gusto, dove il confine tra argilla e cibo rivela orizzonti percettivi imprevedibili. Le ricette vengono rielaborate per rispecchiare il dualismo cromatico e materico delle opere di Eugenia Querci: un dialogo serrato e costante tra la morbidezza «organica» dello smalto bianco e la matericità «scabra» dell’argilla rossa.

Ogni piatto è pensato come un’estensione commestibile delle sculture, muovendosi continuamente fra tonalità di avorio, panna e bruno bruciato.

Emulsione di mare, capasanta scottata, terra di olive e germogli

In risonanza con l'opera: Luci d’ombra

Proprio come una conchiglia che si dischiude consegnandoci un interno prezioso, questa ricetta esplora il contrasto tra l'oscurità del fondale e la purezza della perla.

  • La Morfologia: La capasanta, con la sua carne soda e bianco avorio, richiama lo smalto carnoso della scultura. Viene adagiata su un’emulsione lattiginosa (acqua di cozze e vongole) che simula la fluidità organica e il candore del «latte cagliato».

  • La Matericità: La terra di olive ricrea visivamente e tattilmente la base scabra in argilla rossa portando nel piatto quella nota bruna, terrosa e sapida che radica il sapore.

  • Il Messaggio: Luce e oscurità convivono da sempre nella storia degli esseri umani: la sapidità ancestrale del mare (l'ombra) si trasforma in una nuvola bianca opaca (la luce).

 

Tagliatella all’uovo, pesto di tartufo nero, crema di stracciatella e crumble di pane

In risonanza con l'opera: Corolle sessili

Questa portata riflette l'irregolarità delle corolle immaginarie della Querci, innestate su un corpo solido che protegge e custodisce un cuore luminoso.

  • La Morfologia: La tagliatella, aggrovigliata e irregolare, mima le forme organiche che si schiudono con lentezza. Il pesto di tartufo nero estivo si insinua tra le pieghe della pasta come la patinatura a freddo sulle fessure dell'argilla, donando un colore bruno intenso, simile al cuoio.

  • La Luce: La crema di stracciatella esplode nel piatto come la luce che si schiude dal cuore della scultura; un bianco panna vitale che ammorbidisce la ruvidità della terra.

  • La Texture: Il crumble di pane bruno funge da innesto materico, richiamando la consistenza granulosa dell'argilla rossa e invitando a una «espansione calibrata» dei sensi.

 

Quenelle di baccalà, hummus di ceci agrumato, julienne di porro in tempura

In risonanza con l'opera: Fluttuante

Un piatto che aspira alla leggerezza e al «lasciarsi andare», che ci spinge verso accresciute consapevolezze della esperienza sensoriale, ricombinando frammenti di tradizione (il baccalà e i ceci) in una forma nuova e sospesa.

  • La Morfologia: La quenelle di baccalà mantecato si presenta con una texture opalescente che ricorda i petali carnosi e i bordi irregolari degli smalti bianchi. È una presenza materiale che sembra sfidare il proprio peso.

  • Il Cromatismo: L'hummus di ceci agrumato riprende la palette dell'avorio dorato, creando una base morbida che accoglie la struttura superiore.

  • La Fluttuazione: La julienne di porro in tempura rappresenta l'aspirazione alla leggerezza. Sottile, croccante e bruna, si eleva dal piatto come rami o ali sollevate dal vento, trasformando la materia densa del pesce in un guizzo aereo.

 

Dialogo espositivo: Il Gesto e il Gusto

Durante l'incontro, la visione delle sculture di Eugenia Querci guiderà l'ospite a percepire nel cibo le stesse dicotomie della ceramica:

  • Il Tatto: Dalla cremosità «lattea» del baccalà e della stracciatella alla granulosità «terrosa» della terra di olive e del pane.

  • La Vista: Un paesaggio monocromo che va dal bruno bruciato delle basi argillose al bianco panna delle superfici smaltate.

In questo Promemoria dell’invisibile, il pasto diventa un atto volto alla «cura del sé» e di riflessione guidando l'ospite nel processo di annullamento del recinto tra ciò che si ritiene di poter guardare e ciò che si può divenire mangiando.

Letizia Brancato, Orto Bistrot – Natura Si

Letizia Brancato - Note a margine dell'esposizione "Terrasìa"
ad Orto, 16 aprile 2026

Terrasìa - Promemoria dell’invisibile non è solo 

un concept, è un allestimento sensoriale, è un teatro delle rivelazioni. Le ricette non sono più solo cibo,

ma estensioni della narrazione fotografica di Ilaria Turini. Diventano frammenti commestibili di quel «fuori» che entra nel «dentro», superando il recinto, Garten,

per ricordarci che siamo parte del complesso vivente.

LOGO_DEF.jpg
naturasi_P364_.jpg

Terrasìa - Promemoria dell’invisibile non è solo un concept, è un allestimento sensoriale, è un teatro delle rivelazioni. Le ricette non sono più solo cibo, ma estensioni della narrazione fotografica di Ilaria Turini. Diventano frammenti commestibili di quel «fuori» che entra nel «dentro», superando il recinto, Garten, per ricordarci che siamo parte del complesso vivente.

Le proposte per l’evento sono state rielaborate per correlarsi con l'atmosfera poetica, notturna e incardinata nella preziosa sauvagerie suggerita ovunque nell'esposizione:

Cicorietta di campo, estratto di sedano, ginepro, finocchietto e cialda di pecorino.

Il risveglio dell'amaro: un dialogo tra il visibile e l'invisibile.

Questa ricetta è la traslitterazione gastronomica del ciclo fotografico «La Notte». Come i bagliori notturni tra i rovi catturati dall'obiettivo, la cicorietta selvatica emerge con la sua nota amara, antica e autentica, rappresentando la forza resiliente della natura che abita i campi abruzzesi cari alla fotografa.

  • L’Essenza: l’estratto di sedano apporta una freschezza liquida e minerale, evocando la rugiada mattutina che bagna le «spighe luminose» esposte sulle ante di vetro all'ingresso.

  • Il Soffio Selvatico: il ginepro e il finocchietto agiscono come i «profumi del fuori» che scavalcano il recinto; sono note balsamiche che richiamano il respiro dei boschi e la rigenerazione di aprile.

  • La Memoria: la cialda di pecorino, croccante e sapida, rappresenta l'elemento umano e della tradizione - il casolare in ristrutturazione, le radici dei nonni - che dà struttura e calore alla componente selvatica.

  • L'Esperienza: un piatto che invita all'introspezione, un «dentro» di sapori puri che celebra la rinascita primaverile attraverso l'eleganza dell'amaro.

Rigatone di canapa, pesto di rucola e olive leccino, aglio nero

Materia e Trasformazione: la terra si fa arte.

Il rigatone di canapa incarna la matericità della mostra: richiama la trama dei tessuti su cui è stampata la «figura femminile selvatica».  È un piatto che parla di agricoltura consapevole e di cura del suolo.

  • La Trama: la canapa, con la sua consistenza tenace e il sentore di nocciola, è il legame diretto con la terra lavorata, con i grani antichi che tornano a popolare i «fazzoletti di terra» sottratti all'abbandono.

  • Il Colore del Vivente: il pesto di rucola selvatica e le olive leccino creano un contrasto cromatico e gustativo che riprende il tema della food forest: un verde vibrante e profondo che sa di linfa e di olio buono.

  • Il Mistero dell'Invisibile: l'aglio nero, fermentato e quasi magico nella sua metamorfosi, rappresenta l’«arte vivente» (come l'alveare di vespe in teca). Con i suoi toni di liquirizia e ombra, richiama i bagliori notturni e la profondità dei percorsi di rigenerazione esposti.

  • L'Esperienza: una portata che è un incontro di comunità; un piatto di partecipazione dove ingredienti semplici vengono trasformati dalla cura dell'uomo in un'opera di «creatività selvatica».

Sinergia Sensoriale per l'Evento

Le erbe amare nel menù non sono solo una scelta di stagione, ma un promemoria dell'invisibile: ciò che è spontaneo, spesso dimenticato, torna a essere nutrimento per il corpo e per l'anima, proprio come le foto di Ilaria Turini restituiscono luce a ciò che vive nell'ombra.

 

Letizia Brancato

bottom of page